Dopo la loro raccolta, ai capperi viene aggiunto il sale marino nella misura del 30% del loro peso, ogni giorno i capperi vengono rimescolati, fin quando il loro colore - dopo circa un anno - non raggiungerà quella tonalità di verde militare
Marco Maxia è un perito agrario che dopo aver trascorso delle importanti esperienze lavorative in Inghilterra è tornato a casa, a Selargius 5 chilometri da Cagliari. Ha chiesto a molti di affidargli dei terreni abbandonati ed ha cominciato a coltivargli Capperi. A credere in lui, il padre Giovanni e la madre Giusep
pina. E con loro anche la moglie Manuela. Ma i capperi di Selargius non sono come quelli di Salina, sono più piccoli, pesano un terzo ed i rami producono in media sei fiori cadauno contro i venti di Salina. Così Marco, 31 anni come Salvatore il capperaio di Salina e che, come quest'ultimo, ha dato alla sua prima figlia il nome della terra
e della fecondità: Gaia, si è scervellato per far quadrare i conti, lavorando di fantasia, forse l'unica qualità che unisce davvero gli italiani di tutte le regioni. Ed ecco i patè di capperi, i capperi sott'aceto ed altri semilavorati che oggi fanno bella nostra di se sugli scaffali delle botteghe dedicate ai gastronomi.
1 commento:
molto interessante bona iunnata
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